Niente...
PER ASPERA AD VERITATEM
"Forse uno dei guai dell'Italia č proprio questo, di avere per capitale una cittą sproporzionata per nome e per storia, alla modestia di un Popolo che quando grida "forza Roma" allude solo ad una squadra di calcio." [Indro Montanelli]
-Beati i poveri in spirito, perché di essi č il regno dei cieli.
-Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
-Beati i miti, perché erediteranno la terra.
-Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
-Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
-Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
-Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
-Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi č il regno dei cieli.
-Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
[...]La spada Anglachel venne riforgiata a pro suo da abili fabbri del Nargothrond e, sebbene i margini ne restassero neri, pure balenavano di pallido fuoco; ed egli la chiamņ Gurthang, Ferro di Morte. Tali e tante furono la prodezza e la destrezza di cui diede prova nella guerra ai confini della Piana Sorvegliata, da divenire noto con il nome di Mormegil, vale a dire SpadaNera[...]
Quando pareva vinta Roma antica
sorse l'invitta XŖ Legione;
vinse sul campo il barbaro nemico
Roma riebbe pace con onore.
[...]Navi d'Italia che ci foste tolte
non in battaglia ma col tradimento
nostri fratelli prigionieri o morti
noi vi facciamo questo giuramento.
Noi vi giuriamo che ritorneremo
lą dove Dio volle il tricolore;
noi vi giuriamo che combatteremo
fin quando avremo pace con onore.

Siamo trenta su tre gusci, su tre tavole di ponte:
Secco fegato, cuor duro, cuoia dure, dura fronte,
Mani macchine armi pronte, e la morte a paro paro.
Eia, carne del Carnaro! Eia Eia Alalą!
Con un'ostia tricolore ognun s'č comunicato.
Come piaga incrudelita coce il rosso nel costato,
Ed il verde disperato rinforzisce il fiele amaro
Eia, sale del Carnaro! Eia Eia Alalą!
Ecco l'isole di sasso che l'ulivo fa d'argento.
Ecco l'irte groppe, gli ossi delle schiene, sottovento.
Dolce č ogni albero stento, ogni sasso arido č caro.
Eia, patria del Carnaro! Eia Eia Alalą!
Il lentisco il lauro il mirto fanno incenso alla Levrera.
Monta su per i valloni la fumea di primavera,
Copre tutta la costiera, senza luna e senza faro.
Eia, patria del Carnaro! Eia Eia Alalą!
Siamo trenta d'una sorte,
E trentuno con la morte.
Eia, l'ultima Alalą!
Eia Eia Alalą! Eia Eia Alalą! Eia Eia Alalą!
Il profumo dell'Italia č tra Unie e Promontore,
Da Lussin, da Val d'Augusto vien l'odor di Roma al cuore.
Improvviso nasce un fiore su dal bronzo e dall'acciaro.
Eia, patria del Carnaro! Eia Eia Alalą!
Fiume fa le luminarie nunziali. In tutto l'arco
Della notte fuochi e stelle. Sul suo scoglio erto č San Marco,
E da ostro segna il varco alla prua che vede chiaro
Eia, sbarre del Carnaro! Eia Eia Alalą!
Da Lussin alla Merlera, da Calluda ad Abazia,
Per il largo e per il lungo torneremo in signoria
D'Istria, Fiume, di Dalmazia, di Ragusa, Zara e Pola
Carne e sangue dell'Italia! Eia Eia Alalą!
Dove son gli impiccatori degli Eroi che non scordiamo?
Dove son gli infoibatori della nostra gente sola?
Ruggirą per noi il leone, di lą raglio di somaro.
Eia, carne del Carnaro! Eia Eia Alalą!
Siamo trenta d'una sorte,
E trentuno con la morte.
Eia, l'ultima Alalą!
Eia Eia Alalą! Eia Eia Alalą! Eia Eia Alalą!
Eia Eia! Alalą! Eia Eia! Alalą! Eia Eia Alalą!